Un giorno, Alberto arrivò a casa molto prima del solito. Lanciò le sue scarpe in un angolo qualsiasi della casa e andò nella sua stanza senza parlare con sua madre, Rosa. Lei andò nella stanza del ragazzo e lo vide sdraiato sul letto con la faccia sul cuscino.
— Cosa è successo? Perché sei arrivato così presto?
— Non voglio sapere più niente di calcio! — rispose ancora con la faccia sul cuscino.
— Come no? — Stranita Rosa. — Questa è la tua passione!
— Questa era la mia passione — disse mentre si girava verso il muro.
Rosa si rese conto che stava piangendo. Si sedette sul letto e iniziò ad accarezzarlo.
— Parla con la tua mamma di quello che è successo.
Si girò verso di lei e raccontò quello che era successo quel giorno. Rosa divenne molto nervosa e triste.
— Alberto, prendi le tue scarpe — disse decisa. — Torniamo a quel campo adesso!
— Mamma, no! — protestò Alberto. — Non servirà a niente!
— Certo che servirà. Impara una cosa nella tua vita. Ci sarà sempre gente che vorrà umiliarti e sminuirti. Non puoi mai lasciare che vincano. Devi lottare per i tuoi diritti e per la giustizia. Così è la vita. Le cose non sono date, sono conquistate. E ora, andiamo!
Questo estratto fa parte del racconto "Il gioco della vita?". Leggi questa e altre storie nel mio libro Nessuno se ne accorge, ma sucede.
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